domenica 25 settembre 2016

Escursioni tangenziali




"Swedish furniture (DIY murder)"


... l’ultima volta che Erminia aveva visto l’adultero vivo era stato alle esequie della povera Ida, la mamma di Anna Laura, quando gli aveva ricordato come la tinta del suo riporto presto gli avrebbe fatto cascare pure quei quattro peli che sapientemente si ostinava a tenere ancora ripiegati sull'ampia - e ingovernabile - chierica. Qualche giorno dopo infatti, esattamente il 21 dicembre, il mite Amilcare Borgomastro, contabile stimato di banca, era stato rinvenuto cadavere all'interno di un cassettone di un letto in esposizione nella centralissima Ikea di Padova, con un coltello infilzato nella schiena. L’Amilcare d'altronde Erminia lo aveva da sempre mal digerito. E non avrebbe potuto essere altrimenti. Erano oramai più di trent'anni che l’omino fungeva da amante ufficiale della sua amica Anna Laura, una relazione estenuante che aveva scandito inesorabilmente tutti i momenti lieti e meno lieti della loro inossidabile amicizia. E a nulla erano valse le nottate insonni, le discussioni, le liti per dissuadere Anna Laura dal frequentare quell'uomo sposato, con prole e nani da giardino al seguito. E così ora al buon commissario Loperfido, coadiuvato dalla bella partenopea Luana Esposito, non rimane che buttarsi a capofitto, spinto dall'assoluta piattezza criminale prodotta dalla città e incalzato da un’opinione pubblica che ha sposato in toto quel fattaccio – ormai divenuto carne da share delle tivvù scandalistiche – su quel delitto che pare non avere assolutamente né capo né coda...

Incipit di "Ässassinio all'Ikea" di Giovanna Zucca, Fazi Editore 2011






















Camera Fuji X-E1, lens Fuji XF 27mm, pp Lightroom CC & Silver Efex Pro 2


venerdì 5 agosto 2016

Ferrovia locale





"Local railway"



... il treno si mosse. Tornava indietro, e lei rivide il deposito merci, la strada lungo la ferrovia, il casone su cui era scritto "CONSORZIO AGRARIO", il barroccio che caricava la ghiaia nel greto del fiume. Dal casello in poi era una linea che non aveva mai fatto. Da principio non se ne rese conto, era la stessa campagna fittamente coltivata, con lo sfondo delle ciminiere e dei monti. Poi il treno curvò riavvicinandosi al fiume, da cui avrebbe risalito la valle fino a Saline.
L’ultima fornace passò a poca distanza. Un operaio spingeva un vagoncino verso l’essiccatoio. Un altro binario a scartamento ridotto veniva incontro alla ferrovia attraverso il campo.Il treno era fermo. La stazione era dall'altra parte, e Dina avrebbe potuto credere di trovarsi in aperta campagna se non fosse stato per la barriera di cemento, al di là della quale c’era un canneto. Una canna era stroncata: la punta toccava terra. Il suolo era accidentato: un viottolo fangoso s’incuneava tra due gobbe e scendeva nel greto.Alzando gli occhi Dina scorse una collina scoscesa al di là del fiume.Il treno ripartì … 

 ... gliene piacevano tante. Tutte quelle che vedeva di sfuggita dal treno. Eccola, la sua ragazza: ferma dietro la sbarra di un passaggio a livello, china in un campo a raccogliere pomodori, affacciata alla finestra di un casamento di periferia...
da: "Ferrovia locale" di Carlo Cassola, Einaudi 1968


"Il treno è storie, ma anche geografie"
 
 Alessandro Bergonzoni

















Camera Fuji X-E1, lens Fuji XF 18-55mm, pp Lightroom CC & Silver Efex Pro 2

domenica 24 luglio 2016

La piazza vuota




The empty square 
(panic at the Mall)


"Il mondo aveva i denti e con quei denti poteva morsicarti in qualsiasi momento"
 Stephen King, da “La bambina che amava Tom Gordon”


La folla un tempo comunicava nella piazza, nel tempio. Scambiava beni e parole. Oggi, la comunicazione naufraga nell'oceano dell'informazione virtuale. La folla non ha più luoghi di scambio. La piazza è vuota.
«La folla può essere anche un momento necessario, ma se l’uomo che si cala nella folla non è munito di una precisa capacità di pensiero, allora c’è il dramma del totalitarismo. La folla è un concetto che oggi non significa né maggioranza né democrazia, anzi, può essere la negazione più efficace della democrazia. La folla permette a delle dominanti ideologico-culturali di instaurarsi e fa sì che un'idea impazzita diventi maggioritaria»
«Pascal diceva che il mondo cambierebbe se l'uomo fosse capace di restare in solitudine a pensare. Oggi è importante pensare ad architetture della solitudine e del silenzio per fuggire le patologie che la folla porta con sé. Senza la dimensione della solitudine ci resta solo l'incapacità di pensare, di elaborare, di vedere le cose in modo distanziato. Un uomo che pensa di più sa entrare e uscire dalla folla con un equilibrio che la folla non è in grado di distruggere».

Emanuele Rebuffini - Se la folla è antidoto alla follia. Intervista ad Enzo Bianchi.
























Camera Fuji X-E1, lens Fuji XF 14mm, pp Lightroom CC & Silver Efex Pro 2